Nuovo studio dell’Università di Birmingham dimostra il potenziale della luce blu antimicrobica per l’igiene ambientale

Un nuovo studio condotto dalla School of Chemical Engineering dell’Università di Birmingham, in collaborazione con il Dipartimento di Microbiologia dell’Università della Nigeria, Nsukka, ha evidenziato il potenziale della tecnologia a luce blu antimicrobica (aBL) non UV come soluzione innovativa per la gestione dell’igiene ambientale.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Foods, ha utilizzato un dispositivo equipaggiato con tecnologia Biovitae per testare l’efficacia antimicrobica su batteri patogeni comuni quali Escherichia coli e Bacillus cereus, ottenendo risultati significativi che aprono nuove prospettive per l’applicazione in ambienti reali. Di seguito i risultati chiave dello studio.
Efficacia antimicrobica consistente
Lo studio ha documentato una riduzione batterica tempo-dipendente e riproducibile su tutte le superfici testate. Su agar e superfici solide i risultati mostrano una diminuzione da circa 6 log CFU a 0 CFU nell’arco di 24 ore, con conferma citometrica fino al 99,9% di cellule morte.
Efficacia su superfici realistiche
Non solo condizioni di laboratorio: i test condotti su vetro e acciaio dimostrano infatti una forte riduzione batterica su materiali tipici dell’industria alimentare e degli ambienti sanitari, evidenziando l’elevata applicabilità della tecnologia in contesti reali.
Sicurezza e idoneità per ambienti occupati
Basandosi sulla luce visibile (senza emissione di raggi UV), la tecnologia risulta sicura in presenza di persone e può operare in modo continuo, rappresentando un vero cambio di paradigma rispetto ai metodi tradizionali di sanificazione.
Approccio sperimentale completo
La ricerca ha inoltre combinato conteggi microbiologici (CFU), citometria a flusso e test su matrici liquide e superfici, configurandosi come uno studio metodologicamente rigoroso e ben strutturato.
Conferma del meccanismo biologico
Lo studio conferma la generazione di ROS (Specie Reattive dell’Ossigeno) che porta al danneggiamento dei componenti cellulari tra cui membrane, proteine e acidi nucleici. Un meccanismo che riduce la probabilità di sviluppo della resistenza dei batteri.
Conclusione
Questi risultati portano alla considerazione per cui il futuro della sanificazione non è “istantaneo”, ma continuo, preventivo e sostenibile nel tempo. Lo studio mira non solo a dimostrare l’efficacia della tecnologia Biovitae su più superfici, ma anche a convalidare il potenziale dei risultati in ambienti reali.
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